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Lo stile trappista

Le birre belghe storicamente legate alla tradizione medievale della produzione brassicola dei monaci.


16-02-2014
di Luca Civerchia - Sommelier degustatore ufficiale AIS
birre trappiste
birre trappiste


“I monaci e le monache di queste abbazie vivono secondo la Regola di San Benedetto; vivono il proverbio ‘Ora et labora’ (prega e lavora). Per provvedere nel proprio sostentamento e per poter aiutare i bisognosi, producono vari prodotti”.

 

Questo è quanto riporta il sito ufficiale www.trappist.be riguardo le abbazie trappiste.

La premessa ci fa subito pensare che le birre trappiste mantengono ancora oggi quell'autenticità ed originalità che la birra ha come suo diktat storico.

Per fare birra ci vogliono acqua, malto, luppolo e lievito: se a tutto questo, che per sua fortuna il Belgio ha in abbondanza e di qualità, uniamo l'esperienza e la storicità che solo i monaci possono avere, ci rendiamo conto come questa tipologia di birra possa entrare di diritto tra le migliori al mondo.

La storia della birra è legata a doppio filo con quella dei monaci anche se la birra Trappista è diversa da una birra d'abbazia, prima di tutto può essere prodotta solo all'interno delle mura di un'abbazia cistercense, da parte degli stessi monaci o sotto il loro controllo diretto, la birreria deve essere sempre controllata dal monastero e deve avere una cultura d'impresa compatibile con il progetto monastico. 

Lo stile d'abbazia è invece una più ampia tipologia che raggruppa tutte quelle birre che storicamente sono legate ad un abbazia. Ad oggi per queste etichette il collegamento con le abbazie è venuto meno e la maggior parte di queste birre vengono prodotte dietro concessione o ancor peggio vengono utilizzate nelle etichette delle bottiglie immagini riferite al mondo monastico e religioso (anche se la produzione non si svolge all'interno del monastero).

Per meglio tutelare le birrerie Trappiste, prima della seconda guerra mondiale i monaci di Orval, si rivolsero ad un avvocato e diedero inizio alla procedura giuridica per tutelare l'immagine. A partire da quel momento i commercianti che usavano abusivamente la denominazione “trappista” o “birra trappista” potevano essere perseguiti per concorrenza sleale.

Fu creato il logo ITA (International Trappist Association) che certifica l'origine monastica del prodotto e garantisce che i prodotti venduti corrispondono alla qualità come una tradizione che trova la sua origine nella vita concreta di una comunità trappista. Il marchio può essere utilizzato per tutti i prodotti ma ad oggi è utilizzato solo per birra, formaggio e liquori.

Le birrerie trappiste producono birre di qualità impeccabile, solo con ingredienti naturali

 

Ad oggi sono 18 le abbazie autorizzate ad utilizzare il marchio ITA ma solo 10 autorizzate a produrre birra

  • Bières de Chimay (Belgio)
  • Brasserie d'Orval (Belgio)
  • Brasserie de Rochefort (Belgio)
  • Brouwerij Westmalle (Belgio)
  • Brouwerij Westvleteren (Belgio)
  • Brouwerij de Achelse Kluis (Belgio)
  • Brouwerij De Koningshoeven (Olanda)
  • Stift Engelszell (Austria)
  • Abdij Maria Toevlucht "Zundert" (Olanda) dal giugno 2013
  • Abdji St. Joseph’s Abbey of Spencer nel Massachusetts (America) 

Quest'ultima autorizzata nell'ottobre del 2013 è la prima abbazia americana autorizzata a produrre birre con il marchio ITA.

Ogni abbazia produce varie tipologie che però si possono racchiudere in 3 macro famiglie: Blond Ale, Dubbel e Tripel.

Le 3 si differenziano nella percentuale di malto e quindi per il tenore alcolico. Storicamente le blond erano prodotte per i monaci e aumentando la percentuale di malto la birra era destinata ai più alti gradi monastici, fino alla Tripel dedicata all'Abate superiore.

 

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Degustazione della Rochefort 10, considerata una delle migliori birre al mondo.

 

Esame visivo: Bruno intenso con note rosso carico. Schiuma generosa e molto compatta.

Esame olfattivo: al primo impatto arriva subito il malto, con note di cioccolato, burro e spezie piccanti, seguono eleganti la frutta candita, il miele e infine la cannella. 

 

Esame gustativo: corposa, leggermente amara e con una discreta effervescenza. L'impatto è travolgente. Già dai primi aromi percepiti ci si rende conto che l'alta alcolicità ci regalerà un ampio ventaglio di sensazioni. Ritroviamo la frutta candita, un potpourri di fiori appassiti, note di caramello e spezie di ogni genere dalla liquirizia al pepe alla cannella. In bocca la presenza del malto è decisa ed elegante e nel finale, sorprendentemente secco, esce una leggera nota luppolata e lievemente affumicata. Nel complesso molto equilibrata e persistente con un finale lunghissimo. 

 

Abbinamenti consigliati: di difficile abbinamento, il meglio lo da al pari di un buon porto, gustata in poltrona con un ottimo sigaro toscano. Se proprio dobbiamo, un bel tagliere di formaggi ben stagionati è la scelta migliore.

 

Temperatura di servizio consigliata: 12 - 14°C 

Riconoscibile dal tappo blu, 11,3%

 

 

http://www.lucaciverchia.it




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