close

Brasserie letteraria

L'ultimo Vangelo


09-12-2013
di Gianluca Fiorentino

Con questo breve racconto di Gianluca Fiorentino, inauguriamo una sezione "letteraria" di Nonsolobionde, una sorta di caffè letterario che noi, giustamente, sostituiremo con una brasserie. Qui troveranno spazio testi narrativi di vario genere e tipologia, accomunati dal toccare (o almeno sfiorare) l'argomento “birra”. Non fa eccezione questo piccolo divertissement a tema religioso, dove una scoperta archeologica non dissimile da quella celebre di Qumran, porterà ad una rivelazione sorprendente.

 

L'ULTIMO VANGELO

 

“Se Dio fosse stato davvero stanco il 7° giorno prima di riposare avrebbe bevuto birra”

cit. scritta su vecchio muro scrostato alle porte dell’Urbe.

 

 

Era caldo, molto caldo, un fottutissimo caldo, tirava un vento appiccicoso e resinoso, la tenda di tanto in tanto si gonfiava di aria calda e maleodorante, come se una carogna di cammello si stesse disfacendo li accanto, ma non era quello, era il fango delle pozze avvelenate dai beduini sul crinale est che si putrefaceva nella calura costante di quel sole implacabile.

Seduto al suo tavolo catalogava pezzi di pergamena di un vecchio rotolo rovinato dalla sabbia e dal tempo, sudava quel tanto che basta da desiderare di non essere mai venuto in quel posto, trovare tracce di Dio nel posto più desolato, abbandonato ed inospitale del pianeta, come voler dire che Dio cammina per ogni dove senza scegliere. Tracce di un passato che pian piano il tempo ci restituiva con la parsimonia maledetta di un avaro, nuove verità, forse.

L’acqua era terminata da un giorno e la carne secca ed i datteri erano immangiabili, i rifornimenti mensili erano prossimi ad arrivare, forse anche in giornata, la sete arroventava la sua mente già distratta, pensieri rapidi lo affannavano ed allo stesso tempo cercavano di liberarlo da quel luogo.

Non erano passati nemmeno dieci giorni dalla scoperta del primo rotolo, il Vaticano aveva rapidamente fatto squillare il suo telefono, aereo diretto senza scalo, jeep ed arrivo in notturna senza soste al campo base già tirato su, tirato su nel mezzo del nulla, vicino a vecchie rocce arenarie scolpite dal vento, dal tempo e dalla sabbia che le modellava come fossero di legno, togliendo colore e sostanza ogni giorno, il tempo che riduceva il tempo.

Lui tra i pochi, fedeli alla causa, che era in grado di tradurre quelle antiche lingue.

Un pastore col suo piccolo gregge di capre si era fermato proprio vicino a quelle rocce, durante uno spostamento alla ricerca di arbusti per il pascolo, per orinare, ed aveva orinato sulla storia.

Fortunatamente, una delle sue bestie era caduta in una grotta e nel recuperarla il pastore si era imbattuto in due urne appena affioranti dalla sabbia, nell’ombra della grotta, dopo essersi riposato aveva pensato che forse parlare con gli uomini di scienza insediati nel paese vicino il mare avrebbe potuto portargli guadagno. Nei due giorni a seguire aveva quindi camminato sino alla fermata più vicina dell’unica corriera per la costa dell’unica strada asfaltata in quel cazzo di deserto.

Era corso a rivelare la novella nel tempio.

Caldo, acqua finita, stanco, la vista vacillava e la tenda continuava a scaldarsi, desiderava una birra, una birra fredda e senza gas, una birra francese; era più facile a quelle temperature bere birra senza gas, ne avrebbe potuta bere una vasca intera dopo averci fatto il bagno, purché fosse fredda.

Poi lo sguardo fu d’un tratto preso da poche parole vergate veloci mentre in automatico traduceva ad impronta come si dice, aveva appena trattato con una soluzione acida una parte dello scritto, pian piano l’inchiostro vecchio di secoli, forse decine di secoli, ritornava a prendere un blando colore per poi virare scuro al vivo.

Ora il sudore era cambiato, non era più dovuto al caldo, anzi era gelato e sembrava salire dal basso più che scendere dietro la schiena fin dentro i pantaloni, la sedia non c’era più, rimase come sospeso a mezz’aria, seduto sul nulla, anzi seduto sul suo stesso stupore, e le parole iniziarono a roteare davanti i suoi occhi,  perse realmente il contatto con tutto per alcuni secondi, era come la puntina di un vecchio giradischi sospesa prima di abbassarsi sopra le note incise.

Un rumore forte arrivò da Nord a riportarlo a terra, un rombo sempre più vicino, le eliche che tagliavano l’aria, il rumore dei rifornimenti, si sentì felice, pensò alla sete di nuovo ed uscì veloce dalla tenda, appena in tempo perché il piccolo aereo lo sorvolasse quasi a salutarlo e sganciasse il suo carico, un piccolo paracadute rosso si apri nel cielo ed una cassa lignea iniziò a planare veloce verso terra.

Corse incurante dello sforzo ed arrivò dietro la duna dove il prezioso carico era leggermente atterrato, liberò le funi del paracadute ed iniziò a tirare la cassa con le cinghie rimanenti, come una slitta, fino alla tenda.

Fece saltare il coperchio e fu stupore assoluto, vi era all’interno un’altra cassa in materiale plastico, ma si! Era una scatola termica per bevande ed alimenti, non credeva ai suoi occhi, emozionato scorse un piccolo biglietto sulla scatola, lo aprì ed iniziò a ridere, auguri di buon Natale dai sovvenzionatori della spedizione, uomini in nero, portavoce delle eminenze bianche, poi alzò gli occhi al calendario e rise di nuovo, era il 23 Dicembre santo Dio. 

Aprì, ne prese subito una, la sua manna dal cielo, una birra bionda, fredda, già velata di vapore e sgocciolante, doveva far presto, “…prima che si scaldi” pensò,  bevve avidamente e d’un fiato circa la metà del liquido, ora era davvero possibile fosse quasi Natale, anche lì nel deserto, nel culo del mondo civile, tra pietre e storia sepolta dalla volontà di uomini che già allora bevevano birra Egizia da anfore di terracotta scura.

Si irrigidì, guardò veloce tra le carte sul tavolo, prese l’ultima frase tradotta, ora era lucido e cosciente, corroborato e rinfrescato con la consapevolezza di una intera cassa di nettare biondo ad attenderlo in fresco, era pronto per qualsiasi verità, lesse e rilesse per essere sicuro… Si sentì vorticare e poi ridiscendere, prese il telefono satellitare e compose un numero registrato in agenda, l’unico. Una voce rispose in latino dall’altro capo, lui sommessamente salutò in quel difficile gergo, difficile ma indispensabile la dove chiamava, disse poi scandendo le parole in maniera forte e chiara : “… magna res est, pater.”

Il vento fece per un attimo volare in alto il foglio mentre si allontanava dalla tenda, uscendo a parlare d’immenso in quello stesso spazio così intenso e senza limiti nell’orizzonte, poi la pagina ricadde come piombo sul tavolaccio… parole vergate a matita rapidamente…: “… i Magi provenienti dall’oriente si recarono infine al posto indicato dalla cometa, portando ora in mostra, fuori dalle loro sacche damascate, i doni per il nuovo re, doni tra i più preziosi che in quei tempi erano sulla terra tutta, … questi erano oro, incenso e birra”.




L'articolo è stato di tuo gradimento? condividilo con i tuoi amici

oppure incorporalo nel tuo sito web

tipologia 1

L'ultimo Vangelo

tipologia 2

L'ultimo Vangelo
Brasserie letteraria
di Gianluca Fiorentino






Cerca nel magazine nonsolobionde.it

News ed Eventi

Rubriche

In primo piano

Video




Birre artigianali

Birrifici

Dove gustare




condividi il magazine




pagina facebook

NonSoloBionde

canale youtube




Dialoga con la redazione di nonsolobionde.it


Ti piace scrivere?
Sei un appassionato del mondo della birra?
Collabora con nonsolobionde.it!


Vuoi pubblicizzare e far conoscere la tua azienda o la tua attività?






qr code nonsolobionde.it