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Una serata come tante

Un giovane racconta il primo approccio alla birra


03-07-2013
Emanuele Fais

È una serata come tante, una di quelle che trovano nell’ammazzare il tempo la sola ragione d’esistere. A farmi compagnia, alcuni amici ed una birra media: compagna un po’ misteriosa quest’ultima, per me che fino a non molto tempo fa non avrei toccato un goccio d’alcol nemmeno per sbaglio.

Il mio primo incontro con la birra risale a circa un anno fa, ed è in una di quelle serate descritte all’inizio che ha luogo, complici la spinta di un amico appassionato d’alcolici (e di birra in particolare) e il desiderio di evadere dalla realtà che mi accompagna da sempre, accentuato in quel periodo da un amore finito ancor prima di cominciare. Il sapore non era dei migliori (era una bionda di cui non ricordo nemmeno il nome e a pensarci bene sapeva più di urina che non di birra, cosa che con mio grande sollievo scoprii non essere comune), ma era comunque meglio di qualsiasi alcolico avessi provato prima, e il clima particolare di quella sera me la fece apprezzare alla grande.

Presi successivamente a provare diverse birre, ma spinto più dal piacere di sorseggiare qualcosa in compagnia e dall’allegria immotivata che sopraggiunge dopo un paio di bicchieri, che non dalla voglia di diventare un intenditore... Il gusto della birra mi piace in termini generali, ma non ho mai badato molto alle marche. La più buona di cui ho memoria è un’artigianale bevuta in occasione di un concerto jazz, leggera e dal gusto vagamente dolce.

Tra amici e conoscenti la passione per l’alcol non manca di certo e persone che non bevono nulla di alcolico posso contarle sulle dita di una mano, ma di ragazzi con una predilezione specifica per la birra ne conosco pochi; i più mi danno l’impressione di bere senza curarsi molto del contenuto del bicchiere. In genere noto una sorta di “obbligo sociale” ad ingurgitare qualcosa di forte, quasi si dovesse perdere credibilità qualora non si partecipasse al rituale collettivo. L'apice di ciò l’ho constatato durante una cena in cui uno dei commensali disse di bere perché lo facevano tutti, nonostante non gli piacesse. Il contesto in cui ci si trova è determinante: si è più propensi a bere in occasioni quali feste, rimpatriate, uscite in locali chiassosi e in genere in tutte quelle situazioni in cui l’elevato numero di persone aumenta la pressione sociale.

Nel mio piccolo posso dire che la maggioranza dei giovani beve spinta dal contesto sociale, un’altra buona fetta lo fa per superare lo scoglio della timidezza, mentre gli appassionati che bevono per il gusto di bere, sono un numero assai esiguo, e quelli veramente attenti alle diverse sfumature di gusto e profumo sono ancor meno.

Chiaramente queste considerazioni non hanno nessuna pretesa sociologica o antropologica, essendo le mie esperienze statisticamente irrilevanti. Quello che ho voluto fare è offrire un ristretto spaccato, un'esperienza e un punto di vista personale ma spero comunque interessante, sul rapporto, non sempre rose e fiori, tra l’alcol e i giovani.




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