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Diario di un homebrewer - 2

Diario di un promesso homebrewer ambizioso


02-07-2013
Andrea Antolini

La prima “cotta” non si scorda mai. Quest’affermazione, ho scoperto, ha una duplice valenza.E se di birra si sta parlando, è ovvia l’accezione utilizzata in questa sede, della parola “cotta”.

In queste settimane, Maurizio ed io abbiamo preparato tutta l’attrezzatura necessaria, trovando soluzioni “fatte in casa”, studiate e realizzate con molta cura. Alcune cose, ovviamente, le abbiamo dovute comprare, come il fermentatore, il termometro, il densimetro ed un piccolo mulino per tritare il malto. Nel frattempo, seguendo i nostri gusti, abbiamo modificato una ricetta consigliataci da un nostro mentore di fiducia. Il punto di partenza era una IPA ma quello che sarà il risultato finale non sappiamo se potrà essere classificato in uno stile ben definito. Ad esempio, al malto Maris Otter, consigliato dalla ricetta, abbiamo abbinato una piccola percentuale di altri due tipologie, più adatte ad una ricetta per una Pils. Con i luppoli abbiamo seguito la stessa linea utilizzando quattro varietà: l’Amarillo, il Cascade, il Goldings East Kent ed il Saaz, anche questo preso in prestito dalla Pils.  In conformità a quelle che sono le singole caratteristiche dei luppoli utilizzati, e con un’idea relativamente chiara di quello che vorremmo come risultato finale, abbiamo programmato cinque gettate in cinque momenti diversi, durante l’ora della bollitura. Come lievito abbiamo utilizzato un S-04 che attiva la fermentazione ad una temperatura tra i 15° ed i 20°.

Quando finalmente abbiamo raccolto tutte le attrezzature e tutte le materie prime, ma, una volta messa in frigo qualche birra, ci siamo organizzati per iniziare i lavori.

Abbiamo riunito le nostre due famiglie, in un lunedì di metà giugno, per le operazioni preliminari alla cotta. Una cenetta veloce ma ottima, e poi al lavoro! Mentre facevamo bollire l’acqua abbiamo macinato i nostri tre tipi di malti, nelle percentuali che abbiamo programmato. Poi abbiamo riabbassato la temperatura dell’acqua a circa 65° ed abbiamo messo il malto nel pentolone. Per mantenere il più a lungo possibile la temperatura costante, Maurizio ha avuto la geniale idea di accendere il fuoco della sua taverna, abbiamo sistemato il pentolone vicino alla brace, ed abbiamo controllato frequentemente con il termometro che tutto andasse per il meglio.

In questa prima serata di lavori abbiamo assaggiato tre diverse birre, giusto per continuare i nostri studi… La Fredrick della Almond 22 di Pescara, la BestiAle del Gomito di Agugliano e la Route 77 del birrificio il Mastio di Urbisaglia. Ottimi spunti per altre ricette…

La mattina seguente ci siamo ritrovati Maurizio ed io, nel nostro “laboratorio” per continuare i lavori. L’operazione di filtraggio è stata abbastanza veloce. Dopo aver travasato tutto il liquido nel secondo pentolone, abbiamo risciacquato con dell’acqua calda i resti del malto cotto per far sciogliere gli zuccheri rimasti. Finita quest’operazione, abbiamo messo il pentolone sul fuoco ed abbiamo aspettato che iniziasse a bollire. Nel frattempo abbiamo preparato alcune sacche con le diverse quantità e tipologie di luppoli da mettere poi in infusione. Ad inizio bollitura abbiamo aggiunto la prima sacca di luppoli, la seconda dopo venti minuti, la terza dopo altri venti, e le ultime due a dieci ed a cinque minuti dalla fine della cotta. Man mano che passavano i minuti, la stanza, ed il resto della casa, si sono riempite di un aroma veramente ottimo. Passata l’ora di bollitura, abbiamo abbassato il più velocemente possibile la temperatura, grazie ad una serpentina di rame,in precedenza sterilizzata, prestataci da un altro amico, Diego. Una volta arrivati ad una temperatura intorno ai 20°, abbiamo aggiunto il lievito.

Anche durante l’operazione del travaso nel fermentare, i profumi che sono arrivati ai nostri nasi ci hanno fatto pensare che questo nostro primo esperimento potrà essere il primo di una lunga serie.

Dopo circa due settimane, ci siamo ritrovati per l’imbottigliamento. Dopo una breve indagine, ossia dopo aver chiesto consiglio ad alcuni amici più esperti di noi, abbiamo deciso di utilizzare un mix tra zucchero normale e di canna. Abbiamo utilizzato un apposito dosatore per non sbagliare la quantità di zucchero per ogni bottiglia, ed abbiamo messo i tappi.

Ora non resta altro da fare che aspettare che rifermenti in bottiglia, dunque, per il risultato finale e per le considerazioni di amici ed esperti, dovrete aspettare l’uscita del prossimo numero di Nonsolobionde…




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