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Quel fil di fumo…

L’abbinamento tra cibo e birra sta diventando sempre più “di moda”… Una novità potrebbe invece essere l’abbinamento da birra e fumo di pipa. Nonsolobionde.it ha partecipato come giudice ad un interessante esperimento.


20-10-2014
di Francesco Giovagnoli

Ogni piatto regala una miscela più o meno complessa di aromi e sapori. É di lunga tradizione l’arte di scegliere il giusto abbinamento tra questi aromi e sapori con quelli emanati da un buon vino, e tendenza più recente quella di abbinare il cibo alle giuste birre. Fumare una sigaretta, ma di più un buon sigaro e, con maggiore ricchezza di sensazioni, fumare la pipa, può per molti versi analogo all’assaporare del cibo. Il fumo del tabacco rilascia una serie di sentori al naso e nella bocca che, per quanto diversi da quelli del cibo, sono ugualmente abbinabili ad una bevanda.

Un classico, almeno nell’iconografia un po’ retrò, è l’associazione tra la pipa e un bicchiere di brandy. C’è anche chi, e basta pensare ad un accanito fumatore come Mario Soldati, ha già saltuariamente accostato fumi e profumi del tabacco ai sentori del vino, mentre sembra essere un’orizzonte totalmente nuovo quello dell’abbinamento delle birre ai tabacchi, in particolare a quelli per la pipa.

Usiamo volutamente il plurale parlando di tabacco perché, se è ormai acclarato che non esiste la birra bensì esistono le birre, lo stesso discorso vale per i tabacchi per la pipa e le loro infinite miscele.

 

Alcuni mesi fa, chi vi scrive, insieme ad un altro redattore di Nonsolobionde.it, siamo stati invitati da Raffaele Papi, sommelier AIS di Urbino, a far parte di una giuria per un piccolo ed interessante esperimento, battezzato “Laboratorio Birra e Tabacco”. Nella cornice dell’annuale “Festa della Pipa”, grande evento di rilevanza internazionale che si tiene annualmente a Cagli (PU), è stato infatti indetto un piccolo concorso per la birra marchigiana che meglio si abbinasse al fumo di pipa. In realtà, come abbiamo già detto, esistono moltissime tipologie di tabacchi (o meglio di miscele di tabacchi da pipa), ognuna con sue proprie caratteristiche organolettiche, e per essere più puntuale, l’abbinamento non può essere fatto su un generico concetto di “fumo di pipa” bensì su un certo e dichiarato tabacco. Questo, per motivi organizzativi non è stato fatto in questa prima edizione, così che i produttori hanno fornito le loro birre in parte “alla cieca”, e in questo esperimento, come giustamente può essere definito, l’abbinamento è più tra una birra e un concetto generico di fumo di pipa (che pure ha, comunque, sue caratteristiche generiche), piuttosto che con gli specifici aromi del particolare tabacco scelto, il quale, per la cronaca, era un “Early Morning”, un blenb inglese (EM, English Misture) caratterizzato da una percentuale di circa il 15% di “Latakia”, un tabacco molto aromatico di origine siriana.

La giuria di questo piccolo concorso/esperimento, ospitato nei locali dell’Osteria Squaquà di Cagli (che ha anche creato una “Birra dei Mastri Pipai” di qui parleremo a brevissimo) era costituita da due esperti del Pipa Club Italia, a cui si è aggiunto un mastro pipaio straniero, Bertram Safferling; v’erano poi il presidente e un socio del BTA, Beers Tasters Association, i due membri della redazione di Nonsolobionde.it, Enrico Tacchi in rappresentanza di Slow Food e il già citato sommelier AIS Raffaele Papi.

Mentre Simone Calbro, del Pipa Club, ci illustrava le caratteristiche e la storia del tabacco che stavamo fumando, deliziandoci con innumerevoli aneddoti su vari tabacchi, su pipe, pipai e fumatori, abbiamo proceduto ad assaggiare le diverse birre alla cieca, con le bottiglie accuratamente occultate.

Le birre sono state fornite solo da sei birrifici, su tutti i birrifici artigianali marchigiani contattati (e questo la dice lunga sulla propensione alle varie forme promozione, purtroppo). I sei birrifici, che hanno fornito una birra ciascuno, scegliendola su una loro idea di abbinamento col fumo di pipa, sono i seguenti: Le Fate, Catria, La Cotta, Il Mastio, Angeloni, Amarcord.

Il voto all’abbinamento, pur considerando i vari aspetti come profumo, primo assaggio, retrogusto, persistenza, è stato dato con un voto d’insieme che ha valutato l’impatto generale con il tabacco (che, in questo caso, non è particolarmente secco). Per la cronaca, vincitore è risultata la “Rock Noel”, selezione Barrique, del Birrificio Il Mastio.

 

Al di là del risultato specifico di questo esperimento, è risultato abbastanza evidente a tutti i partecipanti che per abbinarsi al calore del fumo, considerando anche che la birra si usa comunque berla fresca, anche se non gelata, diventa abbastanza rilevante un buon corpo e un tenore alcolico piuttosto importante. Fondamentali sono i profumi, che se ben strutturati possono sposarsi e, in qualche caso arricchire, i profumi del tabacco (specie se particolarmente aromatico come il blend a base di Latakia). Infine, considerando che molti tabacchi da pipa (e quello assaporato durante il “mini-contest” ne è un tipico esempio) sono assai meno secchi del tabacco da sigaretta, con sentori più morbidi e complessi, le birre molto luppolate sono poco indicate. Non è infatti un caso che tra i migliori abbinamenti con i superalcolici, risulti favorito il rhum. Sicuramente poco abbinabili risultano i toni anche solo leggerissimamente acidi.

Sarebbe interessante valutare se risulti eccessivo la teorica affinità con birre affumicate (rauchbier), tipologia di birre, piuttosto rare in Italia, che purtroppo non era presente durante questa degustazione.




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