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La birra presso i Celti

La birra, anche se probabilmente piuttosto diversa da quella attuale, era la bevanda fermentata più diffusa tra i Celti.


08-10-2014
di Andrea Mariani, Livio Asta, Andrea Guareschi

L'origine della birra risale alla preistoria ed è legata alla nascita della cerealicoltura in età neolitica; attraverso i secoli la bevanda, a partire dalla Mezzaluna Fertile, si diffonde in tutta l'Europa.

Il suo utilizzo e la sua produzione presso i Celti sono attestati da fonti scritte relativamente numerose (testimonianze letterarie di autori greci e romani; epigrafi su instrumentum) e da rari ritrovamenti archeologici.

 

FONTI SCRITTE

Posidonio, Storie, XXIII in Ateneo, I sofisti a banchetto, IV, 152: "Presso i ricchi si beve vino importato dall'Italia o dal territorio dei Massalioti, e lo si beve puro (...). Presso coloro che sono meno abbienti, si usa una bevanda fermentata a base di frumento e di miele; presso il popolo la birra che chiamano korma. Bevono dalla stessa coppa, a sorsi piccoli ma frequenti".

Strabone, Geografia, IV, 6, 2: "[I Liguri] vivono perlopiù delle carni dei greggi, di latte e di una bevanda d'orzo (...)". 

Diodoro Siculo, Biblioteca storica, V, 26, 2-3: "I Galli preparano a partire dall'orzo una bevanda che si chiama zythos e usano anche il succo che proviene dal lavaggio della cera d'api".

Orosio, Storia contro i pagani, V, 7 (a proposito degli abitanti di Numancia assediati nel 390 d.C.): "Avevano prima fatto largo uso di una bevanda che ricavano non dall'uva (...) ma dal succo di frumento elaborato tramite un procedimento tecnico, che chiamano celia perché è prodotta mediante riscaldamento. In effetti la germinazione del chicco inumidito è attivata col fuoco, poi il germe seccato è ridotto in farina e mescolato ad un succo dolce. Questo fermento aggiunge un gusto dolce e un calore inebriante. Scaldandosi dunque con questa bevanda, dopo un lungo digiuno, si lanciarono in battaglia".

Plinio, Storia naturale, XVIII, 12, 68: "La Gallia e la Spagna (...) fanno macerare le specie di cereali di cui abbiamo parlato, utilizzando come lievito la schiuma che si forma in superficie".

mag06/119/1C.jpgEpigrafe in gallico su fusaiola da Autun (Francia): "Bella fanciulla, da(mmi) della birra".

 

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI

La rarità dei ritrovamenti si spiega con la deperibilità delle bevande e dei cereali, i cui resti si conservano solo in casi particolari, e con la difficoltà nel distinguere gli impianti di tostatura da altri con funzioni diverse. Oltre al già citato bicchiere di Pombia, risultano particolarmente interessanti:

- un forno per uso domestico con resti di malto carbonizzato nell'abitato celto-ligure di Roquepertuse (Francia), datato al V a.C.

- due trincee, contenenti malto d'orzo carbonizzato e frammenti di mattoni, portate alla luce nell'insediamento rurale di Hochdorf (Germania), datato al V-IV a.C., verosimilmente sede del principe celtico la cui ricchissima sepoltura è stata trovata nelle vicinanze. Tali strutture potevano essere destinate sia alla germinazione che alla tostatura del malto. (H.P. Stika, Beer in prehistoric Europe in Liquid bread. Beer and brewering in cross-cultural perspective, Oxford 2011).

- due "birrifici" dotati delle strutture per le tappe principali della produzione, situati nei pressi dei campi militari romani di Regensburg (Baviera) e Vindolanda (Inghilterra), entrambi in territori precedentemente celtici.  (F. Laubenheimer, P. Ouzoulias, P. Van Ossel, La bière en Gaule. Sa fabrication, les mots pour le dire, les vestiges archéologiques : première approche, RAP 2001, vol. 1)

 

I NOMI DELLA BIRRA PRESSO I CELTI

Risulta estremamente affascinante ed emblematico il fatto che oltre duemila anni fa fosse già chiara la differenza tra le varie “bevande fermentate a base di cereali”. Attraverso le fonti letterarie se n'è potuto ricostruire un elenco.

Arinca / Alica: dalla radice indoeuropea *al- “nutrire” (cfr. latino alo “nutro”, inglese ale); citata da Marziale (XIII, 6) doveva essere a base di spelta (in latino, appunto, alica), per Plinio (XVIII, 81) cereale “proprio delle Gallie ed abbondante in Italia”. Si presume fosse una bevanda poco alcolica, probabilmente fermentata a freddo, più nutriente che inebriante. 

*Beacia: termine non direttamente attestato ma ricostruito a partire dal gallico bracis, untipo di farro (Plinio, XVIII, 62) e da cui origina il francese brasser. Indicava probabilmente una birra brunastra, a gradazione piuttosto elevata, fermentata a caldo. Varianti della stessa denominazione sono bryton presso Liguri, Traci e Frigi (Ateneo, X) ed embrekton presso i Galati dell'Asia Minore (Esichio).

Camun: parola di origine indoeuropea, dal verbo *kaumi (“scaldare”) o, per il colore, dalla radice *kam- “giovane cervide” (da cui, ad esempio, “camoscio”); birra di buona gradazione a base di farro, orzo o miglio.

Celia/Cerea: probabilmente dalla stessa radice indeuropea del latino Ceres e cerealia; birra a base di frumento, forse fermentata a caldo e di colore ambrato chiaro. 

Cervesia: forse dall'indoeuropeo *kerewos- “cervo, rosso”; si tratta verosimilmente di una birra rossa o brunastra a base di orzo tostato o fumigato, variamente aromatizzata (Columella X) e ad alta gradazione. Il termine ha dato origine allo spagnolo cerveza e all'italiano antico cervogia.

Curmi/Korma: dall'indoeuropeo *kerm- “bruciare, ribollire”; birra chiara a base di orzo (Dioscoride, II, 110) con la probabile aggiunta di miele (Posidonio in Ateneo, IV, 152) che ne aumentava gradazione e carbonazione. 

 

LA BIRRA DI POMBIA

Nel 1995, durante una campagna di scavo nella necropoli golasecchiana in località Quara, presso Pombia (Novara), venne alla luce una tomba a pozzetto (t.11/1995) contenente, tra gli altri elementi, un bicchiere globulare sul cui fondo era presente una sostanza organica di colore rossastro (fig 1). Alle analisi micromorfologiche essa è risultata il residuo di una bevanda fermentata ottenuta da cereali (principalmente orzo, ma anche avena, grano e, in quantità minima, segale) contenente anche tracce polliniche di luppolo (l'humulus lupulus di cui parla Plinio). 

mag06/119/2C.jpg

Ulteriori studi (La birra e il fiume. Pombia e le vie dell'Ovest Ticino tra VI e V secolo a.C.; Del vino d'orzo. La storia della birra e del gusto sulla tavola a Pombia) hanno confermato trattarsi di birra rossa. Essa è forse da riconoscere nella cervesia/cervisia citata da Plinio (Storia naturale, XXII, 82) e Isidoro di Siviglia (Origini, XX, 3, 17)  se, come supposto, il termine derivadall'indoeuropeo *kerewos (cervo/rosso). 

Particolarmente interessante la forma del bicchiere (fig 2): la sua bocca svasata permette un'agevole sboccatura della schiuma, contenente eventuali residui di pula, mentre la ridotta capacità (18 cl) può essere connessa all'elevata gradazione alcolica della bevanda.

 

mag06/119/tabella-pombia.jpgANALISI POLLINICA DELLA “CERVISIA/CERVESIA DI POMBIA”(tratto da La birra e il fiume. Pombia e le vie dell'Ovest Ticino tra VI e V secolo a.C., Torino 2001)

 

Gli stessi autori di questo breve saggio, tutti membri del “Popolo di Brig”, un gruppo reenactors che si dedica con passione alla rievocazione storica del periodo celtico, in quest’altro articolo (LINK) ci descrivano una sperimentazione da loro effettuata per ricostruire, nei limiti del possibile, la birra di Pombia.




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