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Alcune considerazione sulle grandi fiere brassicole: l’esempio di Birra Expo di Piacenza

Oltre 18mila presenze al Birra Expo, il Salone Nazionale della Birra Artigianale: buon successo, con più ampie prospettive, eppure…


08-10-2014
di Riccardo Pau

Pur nella moltiplicazione degli eventi a tema “birra artigianale” degli ultimi anni, sono poche le fiere brassicole che possono giustamente essere definite “grandi”. Con questo aggettivo, e per fare una certa classificazione, possiamo inserire eventi che vedono la presenza, tra gli espositori, di almeno una cinquantina di birrifici. In questa definizione rientrano la Selezione Birre Artigianali del RHEX (che quest’anno cambierà nome e forma, divenendo “BEER ATTRACTION - Craft Breweries International Show”), l’IBF di Milano, forse l’EURHOP! di Roma e pochi altri. Un evento sicuramente degno di essere definito “grande” è stato Birra Expo, tenutosi a Piacenza diversi mesi fa (precisamente dall’8 all’11 maggio 2014), evento al quale era presente la redazione di Nonsolobionde.it al gran completo, producendo, tra l’altro, servizi fotografici da cui sono tratte le foto della gallery di questo articolo e il video dedicato ai visitatori delle fiere, che potete trovare qui: LINK.

 

Sono finora esistite, in Italia, due tipi di fiere legate alla birra artigianale. Uno è quello più festaiolo, diretta evoluzione in chiave “artigianale” delle vecchie e classiche feste delle birra, dove basta mettere insieme un po’ di musica, birra e cibo, e che tra le manifestazioni più grandi ed importanti vedono l’IBF e le varie edizioni di Mastro Birraio (curate dagli stessi organizzatori del Birra Expo). L’altro tipo di manifestazioni sono eventi BtoB come è (o è stato finora) la Selezione Birre Artigianali del RHEX o il prossimo BeerTech che si terrà a Fermo all’inizio del 2015. 

 

Un’altra caratteristica interessante di molte fiere birraie è la presenza di una serie di eventi collaterali che potremmo definire di tipo culturale, finalizzati ad ampliare il novero di quanti conoscono ed apprezzano il mondo delle birre artigianali e, più in generale, della birra di qualità. In questa tipologia di iniziative rientrano corsi e degustazioni guidate, cotte pubbliche, conferenze e seminari, spesso utili anche ad aggiornare e a rendere più efficiente e moderno il comparto produttivo.

La caratteristica più peculiare e, ne siamo convinti, meritoria, del Birra Expo di Piacenza è stata quella di coniugare tutte queste “anime” senza perdere troppo in nessuno degli ambiti. Si è trattato di un evento “festaiolo” che tra spettacoli e, soprattutto, una vasta offerta birraia e gastronomica, ha attratto una buona quantità di pubblico e di consumatori. Grazie alla presenza di tanti espositori (oltre 70, solo per parlare dei birrifici), tra i quali si enumeravano anche diversi produttori di impianti, l’Expo ha inoltre rappresentato un’ottima vetrina anche da punto di vista BtoB, con numerosi contatti tra produttori ed esercenti. Anche dal punto di vista “culturale” l’evento piacentino è senz’altro probabilmente uno dei più interessanti del panorama italiano, già dalla prima giornata (con la tavola rotonda sulla “maggiore età” della birra artigianale italiana che ha visto riuniti Teo Musso, Agostino Arioli, Kuaska e diversi altri protagonisti della scena brassicola italiana) per poi proseguire con le degustazioni tenute da Kuaska e Camaschella, il concorso per homebrewers e con tantissimi incontri destinati agli operatori del settore. Si aggiunga poi la presenza di UnionBirrai, del COBI, dei media specializzati e di tanti altri ancora.

Per un dettaglio maggiore su cosa è stato Birra Expo vi rimandiamo alla nostra sezione “Eventi” (LINK) o all’elenco degli espositori (LINK) e al programma completo dal sito ufficiale (LINK).

 

Insomma, oltre 18mila presenze di pubblico, per una primissima edizione, è senz’altro un buon risultato, specie se si aggiunge il grande numero di espositori e la loro generale soddisfazione (partecipando ad una grandiosa vetrina culturale e BtoB e allo stesso tempo avendo un certo ritorno economico) e l’insieme delle attività in programma. Gli organizzatori – la Estera sas – hanno ricevuto numerosi attestati di stima, con l’invito a continuare in questa direzione, complimenti e invito a cui ci associamo volentieri, perché riteniamo che la strada giusta per far crescere il movimento della birra di qualità in Italia passi anche attraverso manifestazioni di grande respiro.

Possiamo sicuramente parlare di successo, dunque, tale da far sperare in un successo ancor maggiore per una successiva edizione. Eppure alcuni problemi ci sono stati, tali da far desistere gli organizzatori da una seconda edizione, preferendo invece tornare ad una dimensione leggermente ridotta, con la formula di “Mastro Birraio” che già hanno avuto successo in varie parti d’Italia (prossima edizione, quella di Ferrara, dal 7 al 9 febbraio 2014: LINK).

 

In parte è proprio la dimensione “ipertrofica” a creare problemi: tanti espositori significa, per forza di cose, grandi spazi… e la cosa può risultare dispersiva, con alcuni espositori che si sono lamentati della scarsa visibilità, perché situati in angoli poco frequentate dal pubblico. Altra cosa, forse meno importate: grandi spazi significa anche dover usare grandi capannoni, che hanno ben scarso appeal estetico. 

Altra questione che forse maggiormente di altre vanno ad inficiare la bontà dell’idea di una kermesse che mescoli tutta insieme festa, guadagno, BtoB e cultura birraia è proprio quest’ultimo aspetto. Se è vero che gli eventi dedicato al pubblico di appassionati e curiosi (es. le degustazioni) hanno quasi sempre fatto il pieno, sono risultate poco seguiti, se non quasi deserti, in alcuni casi, gli incontri, dibattiti, conferenze e seminari dedicati agli operatori del settore… Peccato, perché sono proprio questi tipi di eventi che ci sembrano più interessanti ed utili alla crescita e alla maturazione del movimento birraio italiano, nonché i più adatti ad una grande cornice come quella dell’Expo. Il punto è che i birrifici, che sono il target principale di questi tipi di eventi, sono invece impegnati a vendere birra e spesso il personale presente in fiera non è sufficiente a distribuirsi in più situazioni. Considerato che organizzare gli eventi interni alla fiera comporta costi in termini di tempo e denaro, la loro scarsa riuscita diventa piuttosto fastidiosa.

Vale inoltre la pena soffermassi sul questione del numero dei visitatori possibili, perché questi rappresentano il potenziale guadagno, sia per gli espositori, sia per l’organizzatore della fiera. Per quest’ultimo si pone all’inizio il dilemma se far pagare o meno un biglietto di ingresso. Se non si facesse pagare l’ingresso al pubblico, le notevoli spese per l’organizzazione della fiera (affitto dei padiglioni, pulizie, personale di sicurezza, pubblicità, ecc. ecc.), nonché gli auspicati profitti, ricadrebbero unicamente sugli espositori che si ritroverebbero a pagare una quota di iscrizione ben più alta e spesso poco accessibile alle magre borse dei birrifici più piccoli… Questo comporterebbe un restringimento numerico degli espositori, rendendo la fiera meno interessante (sia per il pubblico, sia dal lato BtoB). Un costo del biglietto per il pubblico troppo elevato, d’altra parte, limiterebbe troppo l’afflusso. A naso, ci pare che la soluzione adottata dall’organizzazione dell’Expo piacentina si avvicini al giusto compromesso, con forse un piccolo margine per far scender un pochino il costo del biglietto.

Ma la domanda che ci si dovrebbe forse porre è se le 18mila presenze di questa prima edizione sono o meno un limite fisiologico, difficilmente superabile in modo sostanziale. Il punto è che buona parte dei visitatori delle fiere di birra artigianale sono persone appassionate o che comunque conoscono già la differenza tra birra artigianale e industriale (si veda anche il nostro video con le interviste ad alcune persone del pubblico del Birra Expo di Piacenza che potete trovare QUI). Questi, a loro volta, si portano dietro amici e parenti, o passano parola, ma ci sembra evidente che la molla parte, in buona parte, da loro. Il punto è che parliamo di numeri piuttosto limitati (basti vedere la percentuale di consumo di birre artigianali italiane) su cui non ci azzardiamo a fare cifre ma che, a spanne, difficilmente superano le diverse decine di migliaia sparse in tutta Italia. Ecco che se consideriamo la limitazione dell’ambito territoriale, quelle 18.000 presenze ci sembrano già un buon risultato che, nelle edizioni successive potrebbe salire sensibilmente, ma che ben difficilmente potrebbe arrivare a raddoppiare.

Unico consiglio che ci sentiamo di dare agli organizzatori di Mastro Birraio/Birra Expo e agli altri organizzatori di fiere è di tener d’occhio, nei limiti del possibile, il calendario delle manifestazioni fieristiche a tema brassicolo che in Italia si stanno moltiplicando. A limitare l’afflusso del pubblico al Birra Expo, infatti, ha quasi certamente contribuito la contemporaneità con l’IBF di Milano e la quasi contemporaneità con il CIBUS di Parma. In un altro periodo, si sarebbe potuto probabilmente avere qualche soddisfazione in più (pur con i limiti fisiologici di cui dicevamo sopra) rispetto ai già notevolissimi risultati ottenuti.

Notevoli risultati che, al di là del fattore economico e della soddisfazione degli espositori, sono tali anche perché Birra Expo, con i 70 birrifici e le 420 birre in offerta, ha comunque sicuramente contribuito fortemente a far conoscere maggiormente il poliedrico e fantastico mondo delle birre artigianali.




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